L’amico mio Gesù

La commedia in due atti di R.C. è ambientata nella realtà belmontese dei nostri giorni. Pur tuttavia, per i temi in essa trattati ritengo si possa dire che purtroppo la realtà che essa ritrae è tipica non solo di Belmonte. Alla base della commedia infatti è possibile rintracciare, al di là della marcata ironia e della spiccata comicità, un’eloquente denuncia di carattere sociale, denuncia che vede protagonisti proprio i bambini. Infatti quando mamma Berta si lamenta delle continue monellerie e delle trovate del figlio, Felice, gli amici di quest’ultimo rispondono che quelle trovate sono l’unico espediente per potersi divertire visto che al paese non c’è nessuna struttura creata per i bambini: Come mostra il titolo, la commedia ruota attorno ad un equivoco centrale determinato dall’absoleto nome di un compagno di scuola di Felice, che appunto si chiama Gesù. Da questo nascono una serie di malintesi che mettono bene in evidenza un tipo di fede al quanto popolana basata sulla paura dell’aldilà e sul desiderio di acquistare un “buon posto” anche in paradiso.

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