A Jittatura

Commedia in Dialetto

La contrapposizione fra superstizione e ragione è la componente fondamentale di questa commedia che può trovare il proprio contesto storico-ambientale in qualsiasi centro rurale della Sicilia degli anni Sessanta. Questo mondo contadino, intriso di una religiosità più credulona che fideistica, trova nel personaggio di Carmelo la figura più rappresentativa su cui ruota tutta la scena. Quest’uomo che crede di avere due giorni di vita, per la iettatura della Gna Maruzza, comincia ad apprezzare, quando pensa di averle già perdute, le piccole quotidianità della sua modesta vita, a rinunciare al mito di quel dio denaro (che in questo ambiente non è altro che il gruzzoletto per acquistare qualche altro piccolo podere) consegnando alla presunta morte la chiave del suo piccolo tesoro, nascosto anche alla moglie per arrivare all’istante supremo in pace con se stesso, con Dio e con gli uomini. La figura di Carmelo, quella del tipico contadino meridionale tutto casa e podere, si scontra con quella di peppe che il lavoro non vuole neanche sognarlo, che vive di espedienti e di assistenzialismo sperando nel mitico “posto” (l’impiego pubblico) che gli promettono da troppo tempo. Un personaggio antitetico in questa ambientazione è Concetta, giovane dirigente della locale camera del lavoro; nel contesto in cui il personaggio è visto dall’autore ha un suo preciso significato: mentre anche il prete del paese sembra arrendersi all’ineluttabile dettato della profezia di Maruzza, l’ultima ancora di salvezza sono i consigli che può dare questa giovane donna che sembra saperne “una più del diavolo”! In quest’opera, come è facile notare, troviamo, anche se a volta appena accennati, tanti temi cari all’autore: l’ignoranza come causa dello sfruttamento padronale, il clientelismo politico e clericale, la lotta politica e sindacale come occasione per l’emancipazione sociale e culturale, ecc.; egli vede nel teatro l’occasione migliore, o quanto meno la forma a lui più congeniale, per denunciare in modo anche tragicomico, certe situazioni di sfruttamento che, pur diverse nella forma, rimangono uguali nella sostanza. Il deus ex machina della situazione è comunque il tempo: esso fa giustizia della superstizione della iettatura, facendo trionfare la laica ragione. E’ proprio questa chiusa dell’opera che ci propone il concetto che la vita bisogna viverla con intensità in ogni momento e sembra quanto mai valido l’insegnamento di Orazio che incitava ad afferrare l’attimo, perchè il presente che è ora, è il passato di domani e nessun rimpianto deve accompagnare il lento, ma puntuale e inesorabile scorrere del tempo!

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